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T.V. Adolfo GREGORETTI d'Oro V.M. alla memoria
A.N.M.I. CARRARA è intitolato alla M.O.V.M. Alcide PEDRETTI
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A.N.M.I.-Associazione-Marinai-d'Italia: Gruppo di Carrara

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Nacque a Carrara (Massa Carrara) il 25 febbraio 1915. Allievo all'Accademia Navale di Livorno dal 1932, nel gennaio 1936 conseguì la nomina a Guardiamarina e nel 1937 la promozione a Sottotenente di Vascello e dopo un lungo imbarco prima su incrociatore e poi su siluranti di superficie, frequentò a Livorno il Corso per Direttore del Tiro.
Imbarcò successivamente sugli incrociatori Fiume e Alberto da Giussano. Passato sulla corazzata Roma nell'incarico di D.T. al piccolo calibro, vi conseguì la promozione a Tenente di Vascello. Il 19 dicembre 1942 prese imbarco sul cacciatorpediniere Malocello con il quale salpò da Pozzuoli la sera del 23 marzo 1943 insieme al Camicia Nera ed il Pancaldo per trasportare a Tunisi reparti di militari tedeschi.
Alle ore 07.30 del giorno successivo l'unità urtò contro una mina nemica che scoppiò a centro nave, spezzando in due tronconi l'unità. In questo difficilissimo frangente il Tenente di Vascello Adolfo Gregoretti si prodigava coraggiosamente nei locali allagati ed invasi dal vapore, portando a salvamento il personale ferito. Distrusse poi tutti i documenti e le carte nautiche e generosamente passò la propria cintura di salvataggio a un marinaio che ne era sprovvisto, affondando con l'unità.

Dalla voce del Marinaio il ricordodal Dott. Umberto Barzaghi in merito a quanto riferito da alcuni supestiti al padre del T.V. MOVM Adolfo Gregoretti.

S.C.Elettr. Girobussolista Calogero Raia:

Senza un momento di esitazione il I D.T. Sig. Gregoretti (che era sceso allora dalla controplancia in plancia) si è occupato con grande slancio ed altruismo di tutto quanto poteva fare da un animo generoso, eroico ed altruista come il suo in un momento così tragico. Calmo, sereno, deciso, infondeva fiducia anche negli altri. Anche per l’enorme quantità di gente che c’era a bordo era difficile mantenere ordine e lui si prodigava per tutto e per tutti. Provvedeva alla distruzione delle carte segrete mettendole in cassette speciali che poi gettava a mare. Si calava, sprezzante di ogni pericolo, nel locale munizioni da dove traeva in salvo un suo cannoniere. Da un boccaporto si calava pure nel locale macchine colpito che tutti giudicavano pericolosissimo per il vapore surriscaldato che vi si sprigionava. Da li poi usciva portando sulle spalle un fuochista gravemente ferito e sanguinante mentre in quel locale tutti gli altri erano morti per lo scoppio e per il vapore. Instancabilmente si occupava di far sistemare sulle zattere i feriti perché avessero la precedenza nel salvataggio e si interessava per l’equipaggio. Poiché parecchia gente era ancora a bordo, non si è sentito di abbandonare la nave e come a testimoniare il suo attaccamento e la sua solidarietà, risaliva in plancia e rimaneva calmo e sereno a braccia incrociate sull’aletta di sinistra. Così è stato visto da moltissimi fino al momento che la nave è affondata lentamente e senza gorgo. Questo lascia adito alla speranza che nell’ultimo istante abbia potuto gettarsi a mare”.

Fuoch. Stefano Giacobone:

“Sul CT Maloncello tutti ammiravano Vostro figlio e gli volevano bene sia per la sua grande genialità di Direttore del Tiro e per l’affetto e la familiarità con cui trattava l’equipaggio sia per il suo coraggio. Egli si è comportato più che da Eroe”.

Elettr. Francesco Maggiano:

“Alle 08.35 il Comandante dette ordine di abbandonare la nave, vicino a lui c’era il Sig.Gregoretti calmo, sereno e pieno di energia. Con il suo comportamento esemplare e con il suo indomito coraggio animava tutti coloro che lo avvicinavano”.

Fuoch. Francesco Urbani:

“Il Sig. Direttore del Tiro TV Gregoretti godeva la simpatia e la benevolenza di tutto l’equipaggio del Maloncello per la sua bontà, per il suo coraggio e per le sue speciali doti militari. Il Vostro Glorioso, Eroico figlio molte volte si è distinto sfidando con sprezzo ogni pericolo”.

2°C.R.T. Carlo De Paoli:

“Al momento del sinistro Vostro figlio era in ottime condizioni fisiche e morali, già si è sempre distinto per la sua prontezza e spirito di iniziativa. L’ho visto accanto al Comandante Rossi, in plancia vicino a me, calmo in condizioni normali sebbene avesse fatto tanto per salvare parte del personale di macchina. Nella lancia che si è capovolta lui non c’era”.

Cann. Antonio Angiolini:

“Vi scrivo con quel sentimento di devozione sincera quale si addice a chi ha conosciuto Vostro figlio e ne è stato dipendente. L’ho visto nella plancia della nave fino all’ultimo momento. E’ rimasto al suo posto senza agitazione né si è preoccupato di prendere posto nelle zattere sulle quali aveva spinto i suoi marinai”.

S.C.Cann. Silvio Busico:

“Vidi il Vostro magnanimo figlio, il D.T. Tenente di Vascello Sig. Adolfo Gregoretti che, calmo e con animo sereno, gridava di soccorrere i feriti rifiutando di essere aiutato. Io lo guardavo spesso senza poterlo dimenticare perche ci amava avendo un cuore nobile e generoso. Vi posso giurare che Vostro figlio non si è mai allontanato dal suo posto di combattimento in quell’ora così tremenda e terribile per tutti noi. Egli vedendo un mio caro amico che non aveva il salvagente si levò il suo e glielo diede rimanendo impassibile di fronte ad un grande pericolo. In questi suoi mesi di imbarco sul Maloncello aiutava tutti,era molto buono e tutti gli volevano bene, specie noi puntatori che dipendevamo da lui”.

Cann. Cosimo Zazzera:

“Dopo il disastro, Vostro figlio ha sempre mantenuto una condotta calma dando coraggio a tutti e prestando opera di soccorso ai feriti. Vostro figlio è rimasto sulla plancia fino al momento in cui il Comandante ha dato l’ordine di abbandonare la nave, mantenendo ordine, calma e coraggio. era sprovvisto di salvagente in quanto l’aveva consegnato ad un ferito”.

 

Medaglia d’Oro al Valor Militare
motivo del conferimento al T.V. Adolfo Gregoretti

Con Decreto in data 18.03.1947 il Capo Provvisorio dello Stato ha conferito la Medaglia d’Oro alla Memoria a Gregoretti Adolfo di Giuseppe e Lea Lazzoni, nato ad Apuania Carrara il 25 Febbraio 1915 – Tenente di Vascello, con la seguente motivazione:
Direttore del Tiro di cacciatorpediniere irrimediabilmente colpito da offesa subacquea,si prodigava con calma e perizia nelle operazioni di abbandono della Nave. Nel nobile intento di assistere i propri marinai si calava coraggiosamente in locali allagati ed invasi dal vapore, portando in salvo personale ferito. Distrutti i documenti segreti e le carte nautiche, dimentico di sé, si dedicava al salvataggio della gente, reso difficoltoso dall’infuriare del mare, e generosamente passava la propria cintura di salvataggio a marinaio che ne era sprovvisto. Nell’imminenza dell’affondamento, rifiutava di abbandonare il proprio posto prima di avere la certezza che tutto l’equipaggio lo avesse preceduto e spariva con la Nave tenendo fede fino all’ultimo all’ideale che aveva costantemente animato la sua vita di uomo d’arme e di mare, quello di essere sempre il primo nel dovere e nel sacrificio”.

Mediterraneo Occidentale, 24 marzo 1943